L’estate è tutta incentrata sul processo del secondo scandalo scommesse. La Lazio viene retrocessa in Serie C, per poi in appello essere penalizzata di nove punti in B. La vittoria portava ancora due punti, per salvarsi in un campionato equilibratissimo come quello cadetto, serve l’impresa. L’allenatore è il mitico Eugenio Fascetti che riesce a motivare tutto il gruppo. La partenza non è delle migliori, pareggio a Parma e sconfitta in casa con il Messina. E’ come aver avuto una penalizzazione più pesante con due giornate in meno per recuperare. Poi la squadra comincia a girare, tanto che a metà del girone di ritorno si potrebbe sperare addirittura in un’epica promozione in Serie A. Poi arriva un calo fisico e forse anche psicologico; l’ultima giornata è fondamentale per non retrocedere. Le squadre in lotta per la salvezza sono nove, impossibile fare calcoli occorre solo vincere. La Lazio in un Olimpico stracolmo, ospita il Vicenza anch’essa in lotta per evitare la C.
Il risultato non si sblocca, dalla combinazione dei risultati che si stanno susseguendo sugli altri campi, il pareggio non basta per evitare il terz’ultimo posto. Poi a sei minuti dal termine Giuliano Fiorini sblocca il risultato, l’Olimpico diventa una bolgia di urla, pianti e sirene di ambulanze.
Ma conti alla mano, ancora non è finita, per definire l’ultima squadra da retrocedere, occorre spareggiare in un torneo a tre con Taranto e Campobasso.
Gli spareggi si svolgono a Napoli, la Lazio sarà accompagnata da tutto il popolo Laziale. La prima è col Taranto dove un gol irregolare dei pugliesi affonda la Lazio. Successivamente il pareggio tra il Taranto ed il Campobasso, costringe la Lazio a battere i molisani. Ci pensa Fabio Poli di testa a consegnare questa stagione alla storia biancoceleste.
Come se non bastasse a 75 anni muore anche il grande Presidente Umberto Lenzini.