Nato a Massa il 24 gennaio del 1947, alto 1.86 m per un peso forma di circa 80 kg.
Ha esordito con la Lazio nella fase iniziale della Coppa Italia della stagione 1969/70 perdendo 1 a 0 contro il Perugia
Giorgio Chinaglia, per il tifoso laziale, è l'eroe mitologico, senza compromessi, senza incertezze. E' il cannoniere per antonomasia,
un trascinatore in campo e fuori, uno dei pochi giocatori che non ha vestito altre maglie ma è rimasto, fino all'ultimo,
fedele ai colori biancocelesti.
Eppure, quando arriva a Roma nel 1969, ventiduenne, molte perplessità accompagnano il suo acquisto.
Proviene dall'Internapoli, squadra di Serie C, e ha alle spalle un passato di emigrato in Galles.
Forza fisica straripante, ma scarsa tecnica. La Lazio ne aveva visti altri, di giocatori così.
Ma Chinaglia è diverso. Non si lascia smontare, e si allena con impegno e dedizione.
E i risultati si vedono: dodici gol il primo anno, nove il secondo, in coincidenza però con un'amara retrocessione in B.
Chinaglia chiede di essere ceduto, la Lazio non l'accontenta. Arriva Maestrelli, ed è la fortuna di entrambi.
Nel 1971/72 Long John, come viene chiamato con affetto dai tifosi biancocelesti, vince la classifica cannonieri di B, e contribuisce
con i suoi 21 gol alla promozione in A. Come giocatore di B, conquista addirittura la Nazionale: esordio con gol-lampo in
Bulgaria, il 21 giugno del 1972. E' il preludio alla favola della pazza banda di Maestrelli. 1972/73: la Lazio neopromossa,
tra lo scetticismo generale, incanta l'Italia e sfiora lo scudetto, perso negli ultimi minuti di una drammatica ultima giornata a Napoli.
E' la Lazio di Wilson, Re Cecconi, Pulici e Garlaschelli, del giovane D'Amico e di Martini, di Frustalupi e Oddi, ma
principalmente è la Lazio di Chinaglia, trascinatore e condottiero. E l'anno successivo, con 24 reti, mette il
suggello su un incredibile ma meritatissimo scudetto, realizzando alla penultima giornata (12 maggio 1974) il rigore
decisivo nell'incontro col Foggia.
E' il culmine della carriera di Chinaglia, che si presenta ai mondiali tedeschi come centravanti titolare.
Ma è anche l'inizio della sua china discendente. Problemi con l'allenatore Valcareggi lo relegano in secondo piano
dopo una sostituzione Giorgione lo manda platealmente a quel paese in mondovisione), e gli insuccessi della
Nazionale non lo aiutano a riconquistare il posto, dato che col nuovo allenatore, Bernardini, verrà utilizzato a singhiozzo.
Anche nella Lazio, dopo un ottimo campionato, culminato col terzo posto (ed un bottino personale di 14 reti),
si rende conto che la sua avventura è finita. La malattia del suo grande allenatore, Maestrelli, lo priva di un
importante punto di riferimento, e così decide, a poche giornate dalla fine del torneo 1975/76, di lasciare l'Italia per
andare a giocare nei Cosmos di New York, anche su consiglio della moglie Connie, che è americana e si è già
trasferita negli Stati Uniti. Questo abbandono è visto come un tradimento da molti laziali (la Lazio è
inopinatamente invischiata nella lotta per la retrocessione, e la fuga di Chinaglia la lascia senza il suo
leader nelle ultime, drammatiche giornate).
Negli Stati Uniti gioca a lungo (252 partite) e segna molto (241 reti), ma il soccer non decolla, nonostante
la presenza di molti vecchi campioni (Pelé, Beckenbauer, Moore). Così, nel 1983, ritorna in Italia, questa volta
come presidente, accolto dalla folla come un salvatore. L'esperienza si rivelerà fallimentare. Senza soldi,
guidato dal suo carattere istintivo che spesso lo consiglia male (ricordiamo il famoso inseguimento con l'ombrello
all'arbitro Menicucci dopo un Lazio-Udinese 2-2), la Lazio va a picco. Ancora una volta, la lascia in cattive acque,
nel dicembre del 1985, cedendo le sue azioni a Chimenti. (da www.laziocity.it)
Albo d'oro con la Lazio: 1 scudetto, 1 titolo di cannoniere in Serie A e un titolo di cannoniere in Serie B.